Mi ero riproposto di non trattare temi di "politica spicciola" in questo blog , che nelle intenzioni originali doveva essere soprattutto di testimonianza e in parte di apologetica , ma non voglio rinunciare ad un commento sull'esito delle elezioni del 13 e 14 Aprile , che i media hanno giustamente enfatizzato come la possibile svolta che l'Italia aspettava da almeno 20 anni e che si era illusa di aver raggiunto con l'approdo alla cosiddetta seconda repubblica.
La svolta non è tanto da attribuire alla vittoria del centrodestra , quanto soprattutto al netto ridimensionamento della sinistra che siamo soliti chiamare "radicale" o "massimalista" , ma che a mio parere è definita in modo compiuto solo dal termine "conservatrice".
Buona parte del merito va attribuito alla scelta coraggiosa e impopolare operata da Walter Weltroni , che i posteri ricorderanno come l'autentico inizio del nuovo corso della sinistra italiana , ben più della "falsa svolta" della Bolognina , di fatto priva di conseguenze politiche perché le istanze comuniste , seppure formalmente abbandonate dal PDS prima e dai DS poi , hanno continuato a condizionare pesantemente le scelte dei governi di centrosinistra mediante il diritto di veto all'interno dell'alleanza.
E' dunque il caso di rallegrarsi che la sinistra conservatrice non abbia più rappresentanza parlamentare? Se non fosse per il rischio di derive violente che qualche osservatore già indica all'orizzonte, risponderei certamente di si.
Il perché lo spiega brillantemente Angelo Panebianco sul Corriere di oggi : mentre altri paesi erano impegnati a rispondere alla sfide della globalizzazione e della post-modernità ( vedi la Gran Bretagna di Blair ), noi come l'ultimo giapponese abbiamo speso 20 anni a dibattere di comunismo e anticomunismo. La satira ha sapientemente attribuito questa disputa acronistica e antistorica al leader del centrodestra , ma è un dato di fatto che , nelle elezioni del 13 e 14 Aprile c'erano ben 4 liste che si rifacevano esplicitamente a valori comunisti : Sinistra Arcobaleno ( tragicomico il dibattito post-elettorale che attribuiva la colpa della debacle all'assenza della falce e martello nel simbolo! ) , Sinistra critica , Partito Comunista dei lavoratori e , udite udite , Partito marxista leninista italiano!
A quanto pare , comunque , neanche una simile batosta è riuscita a suscitare a negli esponenti di estrema sinistra una riflessione , seppur con 20 anni di ritardo , sull'inadeguatezza di un'ideologia morta e sepolta a rispondere alle legittime esigenze di tutela delle fasce più deboli della popolazione ( non è un caso se al nord la Lega ha saputo catalizzare il voto dei lavoratori e dei pensionati ) : è di oggi la dichiarazione di Diliberto che "bisogna ricominciare da falce e martello".
La svolta non è tanto da attribuire alla vittoria del centrodestra , quanto soprattutto al netto ridimensionamento della sinistra che siamo soliti chiamare "radicale" o "massimalista" , ma che a mio parere è definita in modo compiuto solo dal termine "conservatrice".
Buona parte del merito va attribuito alla scelta coraggiosa e impopolare operata da Walter Weltroni , che i posteri ricorderanno come l'autentico inizio del nuovo corso della sinistra italiana , ben più della "falsa svolta" della Bolognina , di fatto priva di conseguenze politiche perché le istanze comuniste , seppure formalmente abbandonate dal PDS prima e dai DS poi , hanno continuato a condizionare pesantemente le scelte dei governi di centrosinistra mediante il diritto di veto all'interno dell'alleanza.
E' dunque il caso di rallegrarsi che la sinistra conservatrice non abbia più rappresentanza parlamentare? Se non fosse per il rischio di derive violente che qualche osservatore già indica all'orizzonte, risponderei certamente di si.
Il perché lo spiega brillantemente Angelo Panebianco sul Corriere di oggi : mentre altri paesi erano impegnati a rispondere alla sfide della globalizzazione e della post-modernità ( vedi la Gran Bretagna di Blair ), noi come l'ultimo giapponese abbiamo speso 20 anni a dibattere di comunismo e anticomunismo. La satira ha sapientemente attribuito questa disputa acronistica e antistorica al leader del centrodestra , ma è un dato di fatto che , nelle elezioni del 13 e 14 Aprile c'erano ben 4 liste che si rifacevano esplicitamente a valori comunisti : Sinistra Arcobaleno ( tragicomico il dibattito post-elettorale che attribuiva la colpa della debacle all'assenza della falce e martello nel simbolo! ) , Sinistra critica , Partito Comunista dei lavoratori e , udite udite , Partito marxista leninista italiano!
A quanto pare , comunque , neanche una simile batosta è riuscita a suscitare a negli esponenti di estrema sinistra una riflessione , seppur con 20 anni di ritardo , sull'inadeguatezza di un'ideologia morta e sepolta a rispondere alle legittime esigenze di tutela delle fasce più deboli della popolazione ( non è un caso se al nord la Lega ha saputo catalizzare il voto dei lavoratori e dei pensionati ) : è di oggi la dichiarazione di Diliberto che "bisogna ricominciare da falce e martello".
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